A VISUAL STORM – PROIEZIONE DEL FILM-DOCUMENTARIO SU AURELIO CAMINATI

A VISUAL STORM – PROIEZIONE DEL FILM-DOCUMENTARIO SU AURELIO CAMINATI
6 Maggio 2026 Accademia Ligustica di belle arti

VENERDì 15 MAGGIO – ORE 15.30
Sala Conferenze Gianfranco Bruno 
Palazzo dell’Accademia, Largo Pertini 4 – Genova (primo piano)

Venerdì 15 maggio alle ore 15.30, presso la Sala Conferenze Gianfranco Bruno dell’Accademia Ligustica di Belle Arti si terrà la proiezione del documentario A Visual Storm ideato e diretto da Sinead Walsh.
Al termine della proiezione seguirà un dibattito a cui prenderanno parte, oltre all’autrice del film Sinead Walsh, Armando Battelli (gallerista), Matteo Fochessati (storico dell’arte e curatore), Pietro Millefiore (docente Accademia Ligustica) e Viana Conti (critico dell’arte), Luca Orecchia (docente Accademia Ligustica)

IL FILM

Il film A Visual Storm, dedicato all’intenso percorso biografico e alla lunga e articolata carriera artistica di Aurelio Caminati (Genova 1922-2012), offre un vivido ritratto di un personaggio di primo piano della scena artistica nazionale e internazionale contemporanea. Attivo in diversi campi di ricerca (pittura, decorazione murale, ceramica e performance), Caminati, artista istintivo ed eterodosso, non appare facilmente inquadrabile all’interno di preordinate categorie critiche. La sua unicità si affermò grazie a un libero e disinvolto atteggiamento citazionistico: una naturale predisposizione alla ripetizione differenziata di modelli e stilemi della storia dell’arte che lo portò a rielaborare – in un serrato confronto semantico – temi classici e contemporanei, arte colta e popolare. Un’eterodossia che si manifestò sin dagli esordi, quando la sua iniziale adesione al realismo sociale si focalizzò ben presto su una lucida autoanalisi dei propri strumenti linguistici, come esemplarmente testimoniato dai dipinti del ciclo La carne e il letto, eseguito tra gli anni quaranta e cinquanta e ripreso nel corso degli anni ottanta.

A prescindere dai temi affrontati, questo rigore sperimentale ha sempre escluso dal suo lavoro ogni implicazione retorica o romantica, contribuendo invece alla creazione di un personale universo mitologico che, di volta in volta, raccoglieva nuovi stimoli dai contesti culturali con i quali veniva a confrontarsi: l’immaginario collettivo dei mass media nelle opere pop degli anni sessanta; le decontestualizzazioni storico-artistiche nelle ironiche combinazioni metalinguistiche dei Falsi Ideologici; il cortocircuito temporale tra icone artistiche del passato e implicazioni sociali e politiche del presente nelle Trascrizioni animate; le arcaiche suggestioni di matrice transavanguardista nei “quadri rossi”; la dimensione tribale delle leggende celtiche durante la stagione creativa in Irlanda.
Caminati ha trascorso infatti oltre tredici anni presso la residenza per artisti di Cill Rialaig a Ballinskelligs, nella contea di Kerry, un’esperienza che ha lasciato un’impronta profonda sul suo successivo lavoro, in particolare nella sua personale raffigurazione del paesaggio irlandese e delle forze elementari della natura.

E proprio in Irlanda è avvenuto l’incontro tra l’artista genovese e Sinead Walsh che nel suo film, oltre a ricostruirne, attraverso immagini e interviste con amici, parenti e storici dell’arte, il percorso di ricerca, è riuscita a ridar vita alla peculiare complessità umana di Caminati: personaggio estroso, ironico e irriverente che, animato da un forza creativa ispirata all’energia degli elementi naturali, ha mantenuto intatta per tutta la sua esistenza il suo spirito provocatorio e sovversivo, rimanendo estraneo a ogni convenzionale forma di classificazione estetica.
Come ha dichiarato la stessa Sinead Walsh, autrice di questo intrigante tributo cinematografico all’artista: «Aurelio Caminati era una forza della natura; un maestro visionario il cui lavoro risuona oggi ben oltre i confini dell’Italia. La sua arte parla con forza al nostro tempo, specialmente per la sua ricorrente riflessione sulla natura come elemento di rottura per eccellenza, nonché per la sua denuncia dell’impatto di un’industrializzazione sfrenata sul paesaggio».